Un cuore largo!
di Elena e Federico, comunità di Nomadelfia
Siamo Federico ed Elena di NOMADELFIA e siamo sposati da 25 anni. Fin da ragazzi abbiamo vissuto le esperienze, le relazioni, le testimonianze di vita evangelica di questa realtà. Quando ci siamo fidanzati Elena aveva vissuto un’esperienza fondamentale partecipando alla Giornata Mondiale della Gioventù a Denver con papa Giovanni Paolo II, mentre Federico aveva terminato una breve esperienza in Africa come servizio civile.
La nostra vocazione matrimoniale si è intrecciata con la vocazione alla vita comunitaria in Nomadelfia, in un unico cammino di fede, per testimoniare al mondo la bellezza di questa risposta alla chiamata del Signore.
Il nostro matrimonio si è arricchito del dono di molte vite: figli nati da noi e figli affidati a noi. Tutti figli “nostri”.
Così abbiamo inteso la genitorialità, non limitata al solo aspetto biologico: i figli possono essere generati o rigenerati dall’amore e sempre figli sono.
Ancor oggi, con noi ne abbiamo nove.

Ricordiamo la nostra prima esperienza di affido, che fu come un terremoto. Eravamo molto giovani, sposati da due anni, con un figlio di dieci mesi. Ci fu dato un bambino di dieci anni, e fu per noi il secondo figlio. Nell’accoglierlo sperimentammo uno slancio d’amore, che intuimmo come nuovo dono dallo Spirito. Accogliere un figlio in affido non è per noi semplicemente un’opera buona, né il bisogno di riempire un vuoto. Significa aver ricevuto tanto amore da non poter fare a meno di donarlo a chi ne ha più bisogno. Consapevoli che non mancheranno problemi, sacrifici, trepidazioni, anche dubbi sulle nostre capacità. Ma l’Amore ci dà coraggio e speranza.
Del resto l’arrivo di un figlio a Nomadelfia è accompagnato dalla gioia e dall’impegno dell’intera comunità. Dove gli uni sono affaticati gli altri soccorrono; ogni famiglia si sente sostenuta, e ogni figlio si sente avvolto non solo dall’abbraccio della sua famiglia, ma dall’abbraccio ancora più grande della comunità. E per tutti c’è l’abbraccio del Padre che è nei cieli. Per questo ci impegniamo a vivere la fraternità e mettere in pratica il Vangelo nella vita familiare, nell’educazione, nel lavoro, nella scuola, nell’economia e nell’apostolato.
La parola stessa “Nomadelfia” significa legge di fraternità. La nostra famiglia non vive da sola e appartata, ma insieme ad altre famiglie in un “gruppo familiare”.
A Nomadelfia di Grosseto ve ne sono 11 e uno si trova a Roma. Ciascun gruppo ha un nome (il nostro si chiama Assunta, e con noi vivono altre tre famiglie).
Ogni famiglia ha un’abitazione indipendente con la zona notte nel rispetto delle proprie esigenze. Ma insieme condividiamo la vita quotidiana in spazi comuni, come la cucina, la sala da pranzo, i laboratori per le attività, la lavanderia, e gli altri locali di soggiorno. E poi al centro c’è la cappella di Gesù eucaristico, presenza viva che è il cuore di ogni gruppo familiare.
Federico lavora in agricoltura, Elena si occupa dell’accoglienza dei minori in affido della comunità. Oltre alle varie attività di lavoro, gli adulti si prendono cura degli ambienti interni ed esterni alle case. Le mamme cucinano e sistemano gli indumenti non solo per la propria famiglia, ma per tutti i componenti del gruppo, che sono all’incirca 25.
La vita quotidiana è condivisa sul modello delle prime comunità cristiane, dove tutto era in comune e non esistevano solitudine, povertà, esclusione. Insieme ci prendiamo cura gli uni degli altri, bambini, giovani, adulti, anziani. Gioie condivise, fatiche alleviate sostenendoci reciprocamente. Proprio in questi giorni, Agnese, una delle prime mamme nella storia di Nomadelfia che aveva cresciuto decine di figli, è andata in cielo. Da anni era inferma, in carrozzina; e tutti eravamo pronti ad aiutarla per quanto occorreva, ciascuno per quello che poteva. Gli anziani, da noi, diventano i nonni di tutti, e noi tutti diventiamo la loro famiglia.
Attualmente stiamo vivendo due nuove esperienze: l’accoglienza di alcune famiglie ucraine e, nello stesso tempo, Federico è in partenza per la Tanzania, per dare inizio ad un nuovo gruppo familiare. Per un po’ di tempo sarà lontano, ma è una dilatazione del nostro amore di sposi. L’amore cresce più si allarga il cuore.
Scrivere queste righe ci ha permesso di ripensare alla nostra vita e riportare alla luce il valore che le scelte quotidiane hanno nel nostro cuore. Come quando si riporta alla sua naturale lucentezza un oggetto prezioso dopo averlo spolverato.
(rivista SE VUOI 3/2022)
