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Lascia che Dio sia Dio
Il modello positivo dell’accoglienza è quello offerto da Abramo e Sara in Genesi 18. Abramo corre incontro ai tre sconosciuti – che noi lettori sappiamo essere il Signore che lo visita -, e gli fa preparare da Sara nella tenda un pranzo da re.
C’è gratuità, empatia, comprensione nel cuore di Abramo.
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Una straordinarietà a portata di mano
La parola di un Dio così straordinario, operatore di prodigi, tuttavia non è fuori dalla portata dell’uomo perché Egli stesso non l’ha nascosta tra le stelle del firmamento ma l’ha posta sulla bocca perché possiamo, allora come oggi, comunicarla e persino “mangiarla”, immagine metaforica che usa per esempio il profeta Ezechiele oltre che il Deuteronomio stesso (cfr. Dt 8,3/ Ez 2-3). Non l’ha posta negli abissi del mare ma nel profondo del cuore perché possiamo “farla”, metterla in pratica, trasformarla in gesti concreti (cfr. Lc 10).
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Un fiume di consolazione
Come dopo un esame andato male, un fallimento lavorativo o una grande delusione d’amore, così il Signore si fa vicino concretamente al suo popolo che vive l’amarezza, la stanchezza, l’abbandono. È il tempo della consolazione, di accendere il desiderio, la nostalgia di casa, attraverso il dono della Parola.
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Sarebbe bastato meno?
Gesti non richiesti, come quelli di Elia e Eliseo, parlano di una passione per il Regno di Dio in cui si ha voglia di fare qualcosa che non necessariamente serve ma che, silenziosamente, dice tanto del proprio modo di vivere l’amore che, è fatto, tante volte, di “gesti in più” che non servirebbero ma sono fondamentali per chi ama e per chi è amato.
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Benedette sproporzioni!
5 pani e 2 pesci. “Che cos’è questo per tanta gente?” (Gv 6,9; Cf Lc 9,11-17). Che cos’è l’esperienza della fede se non una sproporzione tra terra e Cielo, tra quello che siamo e quello che Dio può compiere con la sua benedizione partendo dal poco che c’è?
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Come in una danza
È stupefacente un Dio che, nell’arte di creare, sceglie di giocare. E il mondo che ci ha donato risponde al gioco, basti pensare alle nuvole, o alla potenza stupefacente dell’acqua, ai milioni di stelle che ci permettono di sognare… Chissà che dal nostro Dio non possiamo imparare, come ci insegnano questi testi antichi, a prenderci meno sul serio e a lasciare che il mondo, creato per noi, ogni tanto, ci coinvolga nella sua danza felice.
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