19 Giugno 2020
- Spazio Bibbia, Bereshit

Commento alla prima Lettura della XII Domencia del Tempo Ordinario (ANNO A) a cura di M.Francesca e Letizia ap

Dal libro del profeta Geremia (20,10-13)

Sentivo la calunnia di molti: «Terrore all’intorno!
Denunciatelo! Sì, lo denunceremo».
Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta:
«Forse si lascerà trarre in inganno,
così noi prevarremo su di lui,
ci prenderemo la nostra vendetta».
Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso,
per questo i miei persecutori vacilleranno e non potranno prevalere; arrossiranno perché non avranno successo,
sarà una vergogna eterna e incancellabile.
Signore degli eserciti, che provi il giusto,
che vedi il cuore e la mente, possa io vedere la tua vendetta su di loro,
poiché a te ho affidato la mia causa!
Cantate inni al Signore, lodate il Signore,
perché ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori.


Questo testo fa parte delle cinque confessioni di Geremia. Siamo nell’ultima confessione, in un momento culminante della vita del profeta. Geremia ha appena subìto torture e la prigionia per aver pronunciato nel tempio una parola ‘scomoda’. Per quella parola è stato punito, ferito nel corpo.

I versetti che la liturgia ci propone si trovano nella parte centrale di questo struggente colloquio interiore di Geremia con Dio: sono un lamento, cioè un tipo di preghiera conosciuta nella Bibbia e che si trova anche in alcuni salmi. Fiducia e abbandono i sentimenti prevalenti nel cuore del profeta, che lascia gridare la sua ferita e la sua profonda solitudine: nessuno lo comprende, nessuno ha a cuore il suo bene perché la sua parola è troppo scomoda da ascoltare.

Geremia deve annunciare a Israele la deportazione e la distruzione di Gerusalemme, causata dall’infedeltà del popolo stesso. Il profeta chiede a Dio di prendere in mano la sua sconfitta, rimette a Dio la sua causa come in un processo giuridico, perché la sua vita è completamente rivelata, scoperta e manifesta agli occhi del Padre. Forse, come Geremia, non capiremo mai tutto quello che ci accade nella vita, ma possiamo affidare a Dio la nostra causa fiduciosi che niente verrà perso, nulla rimarrà senza senso.


Qôl/call

Non abbiate paura! (cf. Mt 10,26-33). Anche noi siamo portatori di una ‘parola scomoda’, che ascoltiamo facendo verità in noi stessi ed esponendoci senza veli e senza paura davanti alla parola di Dio. 

sr. Letizia 
molesti.l@apostoline.it