9 Aprile 2021
- Spazio Bibbia, Bereshit

Commento alla prima Lettura della II Domenica di Pasqua – in Albis (ANNO B)
a cura di M.Francesca e Letizia ap

Dagli Atti degli Apostoli (4,32-35)

La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune.
Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande favore.
Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno.


La sicurezza stabile dei rapporti che regolano la vita della comunità cristiana nata dalla Pasqua di Gesù è come una magnifica e armoniosa danza.
L’evangelista Luca, autore degli Atti degli Apostoli, mostra con audacia e realismo tutta la radicalità del Vangelo che si concretizza soprattutto nel distacco dai beni.
Nella Chiesa la comunione dei beni è scelta libera (al contrario, ad esempio, della comunità di Qumran “coetanea” alla Chiesa nascente, dove essa era condizione per farne parte). La comunione non si può basare su un’imposizione ma sulla consapevolezza di sentirsi parte della stessa famiglia, la Chiesa, che non è perfetta ma è semplicemente la “mia” famiglia.
La vendita dei beni è frutto della progressiva e graduale conversione del cuore, il cui effetto è la crescita di ciascuno nell’attenzione alle necessità di chi gli vive a fianco.
Questa visione della comunità è un po’ troppo “ideale”? Forse sì, ma arriva un momento in cui  lo Spirito di Gesù Risorto riesce a cambiare interiormente il modo di vedere le differenze e diseguaglianze che ci sono in una fraternità come anche nelle nostre comunità parrocchiali (Cf Gv 20,22-23). È il momento in cui i beni degli altri li sento anche “miei”, senza però dovermene impossessare, senza invidiarli o svalutarli… La vera gioia sta nell’imparare progressivamente a donare quello che si è ricevuto, che sia poco o tanto, perché il Signore Risorto ha riempito il cuore di pace (Gv 20,19).


Qôl/call

Signore, in questo tempo di Pasqua ti chiedo di poter sentire e gustare la gioia intima di appartenerti e appartenere al Tuo Corpo, che è la Chiesa.

sr. Letizia 
molesti.l@apostoline.it