9 Settembre 2022
- Spazio Bibbia, Bereshit

Commento alla prima Lettura della XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO C,
a cura di M.Francesca e Letizia ap

Dal libro dell’Èsodo (32,7-11.13-14)

In quei giorni, il Signore disse a Mosè: «Va’, scendi, perché il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto, si è pervertito. Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato! Si sono fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: “Ecco il tuo Dio, Israele, colui che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto”».
Il Signore disse inoltre a Mosè: «Ho osservato questo popolo: ecco, è un popolo dalla dura cervìce. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori. Di te invece farò una grande nazione».
Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: «Perché, Signore, si accenderà la tua ira contro il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto con grande forza e con mano potente? Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: “Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo, e tutta questa terra, di cui ho parlato, la darò ai tuoi discendenti e la possederanno per sempre”».
Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.

Il capitolo 32 di Esodo è molto denso e complesso, sia per le diverse questioni testuali che presenta sia per il racconto pieno di colpi di scena. Siamo al Sinai: il popolo, uscito dall’Egitto con grandi prodigi compiuti dal Signore per mano di Mosè, è fermo in attesa che il profeta scenda dal monte. L’assenza di Mosè (40 giorni e 40 notti), e quindi anche l’assenza di Dio, cominciano a essere un problema.
Saper aspettare e saper stare nella mancanza è un allenamento che comporta ascesi e disciplina, ed è anche la strada verso una fede ‘adulta’. Se pensiamo che la fede in Dio ci risolva tutti i problemi momento per momento, o che il Signore debba essere sempre a nostra disposizione per soddisfare ogni desiderio, allora la nostra fede è bloccata come quella del popolo di Israele fermo ai piedi del Sinai.
Il vitello di metallo fuso non è altro che una scorciatoia per evitare l’attesa. Artefatto di mano umana tutto rivestito di un apparato religioso, si presenta come una finzione non molto distante da molte impalcature mentali e pseudospirituali con cui, a volte, ci giustifichiamo per non stare alla realtà così com’è.
Sul monte, è Dio stesso a rivelare a Mosè quello che di male il popolo ha compiuto, azione per azione. Quindi: Dio è sempre stato presente, eccome! Conosce per filo e per segno quello che è accaduto. E sta per prendere la decisione inevitabile del castigo: Dio pensa di distruggere il popolo, lo può fare, ha tutto il diritto di farlo perché il peccato di idolatrìa commesso dal popolo è molto grave.

Ma qui accade qualcosa a dir poco sorprendente: Dio si rivolge a Mosè come a chiedergli il permesso di procedere, di poter progettare di distruggere quel popolo duro a capire la portata della Sua salvezza. “Lascia che”, “Permettimi”, “Consenti che”…(v. 10), dice Dio a Mosè. Evidentemente la relazione tra loro è così familiare e di fiducia da essere “un’amicizia che evita decisioni unilaterali” (M. Priotto). Quella di Dio diventa, anche, una richiesta implicita di intercessione che si trasforma in preghiera. La preghiera di Mosè fa desistere il Signore dal distruggere Israele, coinvolgendo lo stesso Mosè nell’assunzione delle conseguenze del peccato: sarà lui, infatti, una volta sceso dal monte, a rompere le tavole della Legge e a punire severamente il popolo (come racconta la seconda parte di Es 32).

E, dunque, è compatibile il progetto di Dio per l’uomo con la realtà del peccato? Questa la domanda di fondo di Esodo 32.
La risposta, inesauribile da comprendere, è: Sì, solo perché Dio si fa per noi presenza di perdono! La misericordia che Dio ci dona non è a buon mercato, ha un costo altissimo nel quale, come Mosè, ci sentiamo coinvolti man mano che diventiamo parte di questo splendido progetto d’amore di Dio per l’umanità.
Dio è sempre il primo disposto a “ricalcolare il percorso” per riportare l’uomo al suo progetto d’amore e di senso. Saremo noi disponibili, come Mosè, a collaborare con la preghiera e le scelte che ci costano sangue, e ad aiutarci gli uni gli altri attraverso l’assunzione di responsabilità e la franchezza nelle relazioni fraterne?


Qôl/call

Dio non cambia le leggi per stare nella relazione con Lui e abitare nella sua casa. Ma aspetta il ritorno del figlio che si è perso fuori (il minore), ed esce incontro al figlio che si è perso in casa (il maggiore) – cf Lc 15,1-32, per dirci continuamente che il suo progetto per noi è stabile. Dio è fedele alle sue promesse e noi riceviamo ogni giorno la grazia di collaborare al suo perdono!

sr. Letizia 
molesti.l@apostoline.it