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Non temere

«Non temere Abram!» (Gen 15,1). Nessuno ci può togliere la promessa di Dio dal cuore, perché Dio stesso se ne fa garante (Cf Lc 9,28-36).
Ti affido, Signore, le mie paure in questo tempo di guerra e di oscurità per il futuro di molti.

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Il Dio della storia

Davanti al volto di Dio però, dice Mosè, non si deporrà solo il raccolto, ma anche il ricordo di quello che è avvenuto al tempo dei padri. «Cos’è un popolo senza la sua storia?» sembra suggerirci oggi il Deuteronomio. Ed è intorno alla propria storia di liberazione che bisogna stringersi e unirsi riaffidandola al Signore che è il Dio della storia di ciascuno.

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Quel “soffio” che fa la differenza

La parola rivela “l’inclinazione del cuore” (Cf Lc 6,39-45), è banco di prova dove ci si gioca credibilità e chiarezza di rapporti. Saggiare, testare se è autentico il proprio modo di pensare, per ritrovare fiducia e forza nelle parole da dire, è il segreto di una vita beata, felice.

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Il potere della misericordia

Davide oggi ci insegna che a noi è dato il potere della misericordia che è lo stesso potere di Dio (cfr. Lc 6,36). Forse Davide sa che l’altro è “nelle nostre mani” solo se riconosciamo che, prima di tutto, siamo tutti nelle mani di Dio.

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Non separare il cuore

Il cuore umano contiene l’essenza della persona, ne è il motore di azioni e pensieri. Se il cuore, l’essenza, si separa dall’Essenziale, diventa come un albero che tenta di vivere dove non c’è acqua, talmente impegnato a resistere per esistere, tanto da non accorgersi della bellezza di vivere…

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Eppure!

Isaia oggi ci insegna che una delle parole più belle di questa sua storia è “eppure”, perché grazie agli “eppure” possiamo dire i nostri “Eccomi” a Dio e alla vita. Non ci sono supereroi alla corte del Re dei cieli, ci siamo noi, uomini e donne ordinari, che si sono fidati di un “eppure” voluto da Dio e che hanno saputo dire: “Se vuoi, manda me”!

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