C’è una Parola che è stata scritta per te, per la tua vita e fa parte della tua storia, è la Parola di Dio. Una lettera che arriva lungo il cammino di millenni di uomini e donne chiamati da Dio.
Oggi ti è consegnata questa parola, non come una fra le tante, ma come un dono speciale, un INIZIO perché tu possa capire il dono originale che sei e diventare anche tu Parola per gli uomini e le donne del tuo tempo.
Questo e molto di più è lo Spazio Bibbia… per affondare le nostre radici in Cielo e tenere gli occhi ben aperti sulla Terra.
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Non separare il cuore
Il cuore umano contiene l’essenza della persona, ne è il motore di azioni e pensieri. Se il cuore, l’essenza, si separa dall’Essenziale, diventa come un albero che tenta di vivere dove non c’è acqua, talmente impegnato a resistere per esistere, tanto da non accorgersi della bellezza di vivere…
Isaia oggi ci insegna che una delle parole più belle di questa sua storia è “eppure”, perché grazie agli “eppure” possiamo dire i nostri “Eccomi” a Dio e alla vita. Non ci sono supereroi alla corte del Re dei cieli, ci siamo noi, uomini e donne ordinari, che si sono fidati di un “eppure” voluto da Dio e che hanno saputo dire: “Se vuoi, manda me”!
La Parola che ci raggiunge oggi ci fa fare memoria, come a Geremia, della chiamata di Dio alla vita, alla fede, alla scelta che stiamo portando avanti: e così ci protegge, e così ci salva (Cf Lc 4,21-30).
Il giorno consacrato al Signore è il giorno in cui Egli “ha spazio” nella nostra vita, come etimologicamente il verbo “consacrare”, nella sua radice ebraica, ci ricorda. Consacrare è “creare spazi”, vitali, pieni della presenza del Signore in noi e intorno a noi. La gioia sostituirà ogni nostra lacrima, Signore, se tu ci donerai stabilità e solidità nelle nostre incertezze e nelle nostre paure.
Il Tempo Ordinario si apre con questo coraggioso “non tacerò” pronunciato dal Profeta Isaia. Ci sono parole da dire ora, da ricordare oggi, per mettere a tacere le altre voci lasciate nel cuore dalle esperienze amare della vita…
È come dire: parlate lì, in quel luogo dove ognuno ritrova se stesso, dove ognuno è come è. Innanzitutto, in ognuno, questo luogo è da cercare o da aiutare a riscoprire.
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