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Le primizie dell’uomo di Dio

Eliseo considera “primizia” il popolo a cui Dio lo manda. Per lui niente viene prima della “fame” delle persone per le quali è profeta. Qual è la nostra primizia? Ciò che abbiamo di più prezioso che possiamo offrire al Signore, ciò per cui viviamo e ringraziamo?

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Le parole della tua storia!

È così che Amos si è sentito, quando il Signore lo ha chiamato a essere profeta in modo inaspettato, mentre attendeva al suo lavoro di coltivatore e pastore. La forza del Signore su di lui lo ha attirato diventando più forte di tutto il resto. E dopo averlo preso il Signore si è rivolto a lui con un: «va e profetizza».

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A chi appartieni?

Chi guardando un tramonto, almeno una volta, non si è appassionato alla gamma di colori generati dalla luce e in cuor suo ha ringraziato di essere vivo? Oppure chi non è stato in un’amicizia o in un amore talmente intensi da sentire chiaramente come ogni fibra del proprio corpo fosse viva! La passione per un progetto, il guizzo di un’idea vincente, persino un’arrabbiatura ci hanno detto che siamo vivi perché il nostro Dio ci ha voluti così.

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Grandi come un cedro, piccoli come un ramo!

Il Signore con questa parabola sembra parlare al cuore più che alla testa, provocare emozioni più che fare ragionamenti. Stimola ricordi, suggerisce profumi, avvolge con la sua concretezza per invitarci a gustare tutto ciò che è umano.

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Memoria o nostalgia?

La memoria richiede custodia, ma non è un rifugio per non affrontare le sfide del presente. Questo testo del Deuteronomio ci insegna quanto sia necessario che il passato guardato con riconoscenza diventi una chiave di lettura per l’oggi.

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Una promessa è una promessa!

Tra le parole che Gesù affida agli apostoli, prima di essere assunto in cielo, c’è n’è una che si carica di importanza: promessa (At 1,4). Gesù assicura che il Padre ha promesso, innanzitutto.

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